Work in progress

foto_promodRiflessioni sparse, perché rimetterle nell’ordine è quasi impossibile. Le sensazioni, le cose da fare, le preoccupazioni si accavallano, si sovrappongono, si azzerano e poi tornano.

Promozione in serie D

Ad un mese e mezzo da quella domenica ancora sembra di vivere un sogno. Ricordo ogni singolo attimo di quella gara, ricordo ogni sensazione. Bella e brutta. Ricordo l’espressione dei miei ragazzi al fischio finale, ma anche quella che avevano appena prima che iniziasse la partita. Una sorta di aurea lucente attorno ad ognuno di loro. I miei occhi, almeno, li ricordano così. Una stagione intensa, ricca di eventi, di parole, di immagini da archiviare nelle più belle pagine di un libro che, prima o poi, scriverò. L’epopea di un gruppo di sognatori, di persone perbene, di ragazzi con la testa sulle spalle e con i sani valori del calcio che piace a me. Qualcuno protagonista assoluto nel corso di tutta la stagione, qualcuno comprimario, a dividersi la scena, qualcun altro solo spettatore o poco utilizzato. Non per demeriti, ma per banali, semplici scelte che la domenica impone a chi si trova a lavorare in questo calcio. Un risultato oltremodo grande, oltremodo inatteso, ma assolutamente meritato. Sì, meritato, perché per fortuna ancora in questo mondo, il merito viene premiato. Una promozione nata giorno dopo giorno, dai piedi dei ragazzi, dalle intuizioni di un direttore sportivo, di un allenatore, di una società che han messo il gruppo prima di ogni altra singola scelta. E, credetemi, non è nulla di scontato. L’abbiamo detto, celebrato, ricordato in ogni dove. Abbiamo realizzato un sogno, senza cadere mai nell’incubo.

I preparativi

Ad un mese e mezzo da quella domenica, ma a molti mesi in più dalla prima vera sensazione che…qualcosa stava davvero per accadere, ci troviamo immersi in tutto ciò che comprende prepararsi per una stagione nuova in tutti i sensi. Una categoria che conosciamo solo per sentito dire, perché in oltre un secolo di storia, questo per la nostra società è il punto più alto mai raggiunto. Con la meticolosità del buon padre di famiglia, basandosi su valori importanti e su scelte ponderate, siamo partiti in questa nuova avventura. Ora più che mai è chiaro che ogni singola persona dovrà mettere a servizio di tutti gli altri le proprie conoscenze, le proprie competenze e la propria energia. Sì, energia, perché di questo stiamo parlando. Chi doveva fare i conti li ha fatti, chi doveva muoversi nel terreno paludoso della burocrazia, si è armato di stivali gommati per non affondare e procede dritto verso la meta, chi deve costruire un nuovo gruppo sta imbastendo rapporti, contatti e proposte. Ci siamo. Stiamo lavorando per cercare di vivere quest esperienza nel miglior modo possibile.

#sepuoisognarlopuoifarlo

Ripartiamo da qui, con lo stesso entusiasmo dei creatori di imprese. Ripartiamo dal fatto che le nostre scelte sono state ponderate dall’inizio,che la nostra entusiasmante epopea ha lasciato ormai il posto alla quotidiana realtà. Abbiamo sempre nel cuore la speranza che tutto ciò che abbiamo vissuto possa ripetersi, che intrapreso un cammino, questo non diventi improvvisamente più tortuoso e irto rispetto ai programmi. Ma non ci spaventa nulla. Camminiamo a schiena dritta e testa alta di fronte alle difficoltà, con la consapevolezza che tutto ciò che è in nostro potere, lo abbiamo fatto e lo faremo.

#Divertiamoci

Il nostro nuovo motto. Non possiamo sperare in cosa più bella che in una stagione divertente, motivante, stimolante. Abbiamo tanto da imparare e speriamo di poterlo fare cammin facendo. Senza mai perdere il sorriso o il sonno, senza mai farci trovare completamente impreparati, ma sempre con una via di fuga da qualsiasi difficoltà. Non ci sono persone giuste o sbagliate, ci sono solo persone che lavorano per passione e con passione ad un obiettivo comune.

Nuovi orizzonti

A noi, gruppo consolidato nel corso degli anni, si aggiungeranno persone nuove. Chi lavorerà sul campo, chi nel campo, chi in diversi campi. L’importante è trovare quell’amalgama che ci ha contraddistinti finora. L’importante è remare tutti nella medesima direzione. Qualcuno ha già salutato, lasciando un vuoto. Qualcuno si è già presentato, portando novità e freschezza. Qualcuno, seppur avvicinato, ha scelto altre strade, perché non sempre il nostro sogno coincide con quello degli altri. Lentamente tutto prende forma, lentamente tutto ripartirà nella nostra nuova sfida.

#prenDiqualcosa

Ripartiamo da qui. Anche da qui. Tutto ciò che arriverà, da qui al fischio d’inizio, è per noi una ricchezza inestimabile. Chiunque sceglierà di vestire i nostri colori, sarà parte della nostra famiglia. Ad ognuno di loro sapremo offrire qualcosa di unico, ognuno di loro ci renderà speciali.

Pronti, partenza, via!

 

 

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La vittoria di tutti. #carpeDiem #sepuoisognarlopuoifarlo

31530677_10213895384237861_1216242920037976124_nPazzesco!

Inizio così, con questa parola che è stata un po’ il tormentone di questa stagione. Così come quell’urlo “prendi qualcosa” che si è trasformato in #prenDiqualcosa su quelle magliette bianche che hanno fatto da scenario alla nostra festa. Così come la filosofia che ci ha accompagnati durante una stagione intensa, quel #carpeDiem che ci rappresenta, perchè non potevamo fare altrimenti. Non potevamo sollecitare la nostra attenzione verso un futuro ancora da scrivere, ci siamo concentrati sull’oggi, sull’attimo e così, abbiamo scritto una storia che diventerà leggenda.

“Giuly – mi disse Pippo in estate, quell’estate strascico di un anno difficile che ci ha visti salvi solo all’ultimo triplice fischio – quest’anno costruiamo un gruppo di amici. Un gruppo di uomini”. Pippo ha sempre avuto quest’indole, già da giocatore. Il gruppo, i valori sani, il rispetto e la stima. Forse è ancora giocatore nel cuore, ma ha gettato delle basi solide e fortissime per questa nuova avventura da Direttore.  Con lui uno staff che condivide gli stessi ideali. Lontani anni luce dai riflettori facili, fatti solo di numeri: le persone sono la priorità. Inizia così un’avventura che aveva lo scopo di garantire (o provare almeno) una stagione meno tormentata, serena e divertente.

Accidenti Pippo! Hai centrato l’obiettivo! Io non mi sono mai divertita così tanto!

“Si, certo – direte voi – facile dirlo dopo aver vinto”. No. Non è così. Il risultato è la semplice conseguenza di ciò che giorno dopo giorno è nato in quegli spogliatoi madidi di sudore, su quei campi allagati di tensione agonistica, su quel pullman che ci ha portati a spasso nel Piemonte calcistico e che piano piano ci ha visti diventare protagonisti.

Il risultato è frutto di un lavoro corale. Un coro senza voci stonate, un coro ben diretto. Un’emozione che è diventata colonna sonora. Sul lettino del Loris, nei magazzini con Pippo e la domenica al campo dove Lele e Angelo ci hanno sempre fatto trovare le migliori condizioni possibili. Questa è la vittoria di una società, di un Presidente che ha creduto fortemente in ognuno di noi e di voi. Di una dirigenza che elencarla rischio di dimenticare qualcuno. Lo Stresa, lo Stresa ha vinto compatto. Dal primo all’ultimo, in rigoroso ordine alfabetico: ognuno ha messo a disposizione degli altri passione, competenze e tempo. Tanto tempo, rubato alle famiglie, rubato al lavoro, rubato alla quotidianità. Regalato alla quotidianità, anzi. Perchè essere parte di una squadra significa allargare la famiglia, significa condividere ogni attimo e donarsi completamente in un matrimonio senza vincoli.

Giorno dopo giorno, quell’idea si è cristallizzata in ognuno di noi. Giorno dopo giorno anche le critiche e le illazioni ci hanno aiutati a capire che stavamo crescendo. C’è stato un momento in cui, guardandoci in faccia, abbiamo capito che stavamo realizzando un sogno. “Se puoi sognarlo, puoi farlo” è diventato il leit motiv delle ultime settimane. Perchè se nessuno ha messo pressioni, pur senza l’obbligo e l’onere di dover vincere a tutti i costi, la squadra ha preso consapevolezza del proprio essere, ha sradicato ogni paura, ha rialzato la testa dopo le sconfitte andando a puntare l’obiettivo.

La vittoria di tutti. Nessuno escluso. Il sogno di tutti, dal più piccolo dei Blues al più anziano, che ieri ha versato lacrime vere, su quelle tribune. La vittoria delle persone che anche in silenzio, avevano il cuore che urlava di gioia.

Questo è ciò che è successo, questo è ciò che voglio ricordare. Ora inizia un cammino ancora più difficile. Ma le sfide mi sono sempre piaciute. Nulla è impossibile per chi sogna. #sepuoisognarlopuoifarlo.

Se puoi sognarlo…puoi farlo

brugnera_beretta3_str-lgtNon ci sono partite facili. Mai. Nel calcio l’imponderabile è dietro l’angolo. Perché su quel rettangolo verde, talvolta, subentra insidiosa la beffa. Le disattenzioni che talvolta sono facilmente recuperabili, altre volte invece diventano pesanti come macigni. Nessuna partita deve mai essere data per scontata: sarebbe un errore, perché non c’è come sottovalutare i campanelli d’allarme per poi ritrovarsi inermi di fronte alla realtà. Nulla è perduto, i Blues sono ancora lì in vetta. Si è assottigliato solo il vantaggio, ma è successo tante altre volte. Tre partite alla fine e un gruppo che di certo, pagato dazio, è pronto a ripartire. Perché il prossimo che mi dice che questa squadra non vuole arrivare a vestirsi d’alloro, lo inchiodo al muro. Sarà il campo, come sempre, ad emettere il suo verdetto. Solo il campo, non le elucubrazioni di persone che nemmeno sanno cosa voglia dire faticare per settimane, mesi anche, per raggiungere un sogno. Già, il sogno. “Se puoi sognarlo, puoi farlo” diceva quel genio di Walt Disney, che ha realizzato i sogni di bambini e adulti nelle sue storie, coi suoi disegni, nelle trame animate di favole senza tempo. Il nostro sogno è lì, sempre più colorato, sempre meglio delineato. Tocca solo a noi realizzarlo e ne abbiamo le forze. Certo! Le forze, il cuore, la mente e le gambe. Tutto deve andare all’unisono. Abbiamo un compito arduo, quello di azzerare la gara odierna e riprendere il nostro cammino. Se un errore c’è stato, è stato quello di voler essere belli più che concreti. Lo dimostra il conto delle azioni create, lo dimostra la tensione agonistica in campo. Siamo fallibili, siamo uomini. E chi è stato più cinico oggi ha trovato una via preferenziale per esultare. Non cambia l’umiltà messa in campo fino ad oggi: non eravamo fenomeni fino a ieri, non siamo improvvisamente diventati degli incapaci oggi. Insieme siamo sulla stessa barca e con i nostri remi in mano dobbiamo solo muoverci all’unisono, come siamo abituati a fare. E a tutti quelli che fanno congetture, a tutti quelli che credono di avere la verità in tasca, a tutti quelli che vogliono vederci chinare la testa, noi rispondiamo a testa alta che siamo qui e ci saremo ancora. Tre partite. Tre battaglie. Nessuna strategia, solo tanta passione e tanto coraggio, Perché a volte ci vuole coraggio per affrontare la vita, perché non è una partita di pallone andata storta a togliere il fiato, il sacro ossigeno in quei polmoni gonfi pronti a caricare l’ennesimo assalto. Una squadra di uomini veri. Ecco chi siamo. Oggi abbiamo smussato i nostri tacchetti con un pizzico di leziosità di troppo, con qualche leggerezza che abbiamo pagata cara. Ma gettate le scarpe nella borsa e affilate le armi, siamo pronti alla prossima gara. Abbiamo un sogno, un desiderio: farvi tornare a sorridere e sorridere noi stessi. Siamo così, non ci arrendiamo mai. Siamo così, siamo un corpo unico fatto di tante anime. Siamo così. #weareblues

Questo, è essere una squadra. #weareblues

golfrascoia2_str_bavChe altre parole puoi trovare, quando la voce ti si rompe in gola per l’emozione che provocano ancora, nitide, le immagini della partita appena giocata?

Vivo e rivivo ogni attimo. Da  quando Morfeo ha deciso di scioperare e lasciarmi in balia della notte senza nessun mezzo alternativo per raggiungerlo tra le sue braccia. Corse garantite, quando l’adrenalina scorre a fiumi, non ce ne sono. Così ho iniziato, senza concludere la precedente, una nuova giornata. Quindi senza aver dato il tempo al sistema di poter deframmentare i dati, eccomi qui con il caos in testa e nel cuore. Un cuore Blues, come quello che ho ricevuto in regalo. Un pensiero di una delicatezza e di una ricercatezza inusuali.

Ma torniamo a cercar di mettere ordine nei cassetti della memoria recente, prima che si possano perdere le sfumature di ogni singolo attimo. Le ore che mi hanno separato dalla partita del mio Stresa contro il Trino sono state intense e ricche di tensione ed emozioni. Tensione stemperata la sera prima, grazie alla tappa di S.Siro, per il derby. La carica che mi regala quello stadio, l’essere lì, l’esserci, mi consente di affrontare sempre al meglio tutto il resto. E così giovedì mattina è iniziata una giornata densa e ricca di emozioni. La tensione è salita fino a trasformarsi in tachicardia. Nemmeno il varcare l’ingresso del Forlano, che di solito mi placa, è stato sufficiente. Credo di avere dei dirigenti e uno staff composto da santi, perché ieri sono stati messi tutti a dura prova. Ma mi conoscono, sanno che poi passa tutto e…mi sopportano. Mi supportano anche, lo si da per scontato, quando invece di scontato non c’è mai nulla. Insomma….arriva l’ora dell’arrivo delle squadre. Vedere i miei ragazzi entrare, uno dopo l’altro, sentire i primi commenti, accogliere con un abbraccio anche alcuni degli avversari, perché affetto e stima non hanno colori sociali.

Poi le ultime disposizioni, le formazioni da stampare (ho scomodato tutti i santi del calendario quando il mio pc si è letteralmente ingoiato le modifiche), il giornalino da assemblare, le istruzioni per la cassa e….via. Al fischio d’inizio non sono ancora pronta ad affrontare questa gara, la tensione scorre a fiumi, la gente continua ad arrivare. Mi sarò ricordata tutto? Ovviamente no, ma la domanda è retorica e la risposta è scontata. Se non ci si lascia dei margini di miglioramento, si diventa automi. Incrocio sguardi di tecnici, direttori, giornalisti e tifosi. Hanno tutti la curiosità di vedere come andrà a finire.

Perché, in fondo, qualcuno sta vivendo un sogno: noi. Chiamati a difendere un primato guadagnato domenica dopo domenica, con il lavoro capillare di tutti. Nessuno escluso. E arriva la vittoria, alla fine, che mette un mattoncino in più nelle fondamenta di quello che potrebbe essere il nostro sogno. Un sogno e non un obiettivo. Perché il sogno è più grande, più poderoso, convoglia molte più emozioni. Anche perché si parte sempre dal presupposto che potrebbe essere irraggiungibile,perché il sogno non ha percorsi definiti, non ha regole. Ecco. Ora la lucidità torna lentamente ad impossessarsi dei miei pensieri. Ora i piedi toccano terra e sono pronti al prossimo passo.

L’unico elemento certo è racchiuso nell’immagine che ho scelto per accompagnare la lettura di queste poche parole. Un gruppo unito e coeso. Una squadra. Si, signori. Una squadra. Con contorni definiti dall’abbraccio che racchiude ogni singolo componente, con colori cangianti a seconda della luce che la colpisce. Ma capace di brillare anche nella notte.

 

“Giuly, ho sete!”

frascoia_1Una domenica da ricordare. Insieme alle mille emozioni legate al risultato ottenuto sul campo, a quei tre punti che ci consentono di  tornare in vetta appaiati al Trino, a quel gol nel recupero che ci fa esultare, sulla tribuna, negli spogliatoi, ciò che mi è rimasto più impresso, ancora davanti agli occhi e ancora nelle orecchie è quel giocatore che, davanti alla tribuna che si sta svuotando, a gran voce, per richiamare la mia attenzione urla: “Giuly, ho sete”.

Come un riflesso incondizionato, le mie mani frugano nella borsa alla ricerca del portafoglio. “Lele, per cortesia, vai a prendere le birre per i miei Blues”.  L’istinto segue l’emozione, questa volta. Perché quel giocatore, domenica, è stato il protagonista assoluto in campo. Mattia Frascoia ha regalato a tutti quanti noi, assiepati in tribuna, una partita da incorniciare. Perché la gara non l’ha fatta solo quando aveva il pallone tra i piedi. Ma anche, e soprattutto, quando la palla era lontana. Ha seguito ogni singolo secondo della partita incitando a gran voce i compagni, spendendo ogni singola energia per ritrovare un vantaggio che, ad un certo punto, sembrava ormai perduto. Ha urlato, eccome, e con un gesto eloquente del braccio ha redarguito il compagno di mille avventure per quell’errore che poteva risultare fatale. Mattia è un ottimo giocatore, ma soprattutto si trasforma in esempio da seguire per quei giovani che, sotto la sua instancabile guida, crescono a vista d’occhio. Ne sa qualcosa il nostro Davide, che  conosce a memoria il tono della sua voce. In allenamento, in partita, ma anche nei tragitti che ci separano dal campo o dallo spogliatoio, Mattia non smette un solo secondo di spronarlo a fare sempre meglio. E domenica, quella cavalcata frutto di una tecnica da idillio è anche il risultato di un atteggiamento volto a non smettere mai di credere nelle proprie potenzialità. Una cavalcata degna di categorie ambiziose, che si è trasformata in un cross per Brugnera che poi è passato sotto le braccia del portiere avversario. Che squadra! Quante emozioni.

Così tante da risultare incontenibili e trasformarsi, non appena il tempo me lo concede, in uno scritto che fissi i ricordi. Ho un libro da scrivere e di certo molte pagine saranno dedicate alla mia avventura in Blues. E oltre alle mie emozioni personali è giusto imprimere nella storia anche tutti quegli aneddoti che mi consentono di trovare sempre l’energia per proseguire su un cammino non sempre facile, non sempre privo di pesi emotivi ingestibili. Io credo che talvolta siano proprio loro, i miei Blues, con l’energia che mettono nel loro meraviglioso modo di fare calcio, a confermarmi che qui non ci siamo per caso. Già sto pensando a cosa racconterò stasera nello spogliatoio. Di certo per ora regalo ad ognuno di voi le mie sensazioni, consapevole che, qualcuna di queste, non è altro che l’esternazione anche dei vostri pensieri.

Se la statua è già racchiusa dal marmo…

Michelangelo-I-Prigioni-di-MichelangeloIl giusto obiettivo…. sarà questo il titolo del prossimo editoriale del mio giornalino Blues. Prendo spunto da una citazione di Michelangelo, per ricordare che nella vita, se gli obiettivi che ci poniamo sono facili e arrivabili…allora la nostra vita perde di intensità, di tensione emotiva, di uno scopo. Perché, lo condividerete, quella scarica di adrenalina mista all’ansia e alla tensione di fallire, anche, sono le energie positive che ci consentono di continuare a correre. Correre nella vita, correre su un campo da calcio….correre. L’importante è questo. Saper riconoscere il proprio scopo, avere consapevolezza delle proprie forze, rincorrere qualcosa che potrebbe sfuggire nel momento in cui ci si dovesse distrarre.

E così arriviamo a domenica (e oggi che è solo giovedì non è normale avere tutta questa tensione agonistica in circolo), alla partita che mette di fronte due squadre unite, oltre che da stima e rispetto, anche da quell’obiettivo: vincere. Lo Stresa arriva alla partita con tre punti da recuperare: l’aggancio è l’assillante pensiero che ci accompagna nella preparazione. Ognuno prepara la partita come meglio crede. Ma la cosa che mi ha letteralmente sconvolta, in senso positivo, ovviamente, è vedere con quanta tensione, con quanta energia, a quale velocità stiano affrontando gli allenamenti di questi giorni. Ieri sera, nell’allenamento di metà settimana, sono stata a guardarli con un misto di commozione ed esaltazione. Mi sembrava di vedere dei professionisti. Tanto era la concentrazione, tanta la voglia di non sbagliare. Tutti compatti, vecchi e giovani. Tecnici e staff. Insomma un gruppo che non lascia spazio a spifferi. Occhi concentrati, gambe toniche e respiro costantemente messo alla prova. Una sensazione così, non l’avevo mai provata. E poi la cosa che più mi fa sussultare è quando guardo negli occhi questi ragazzi. Non solo sul campo, ma anche e soprattutto fuori da quel rettangolo. Il senso di appartenenza non è mai stato così elevato. Tutti pensano a tutti, nessuno si sente escluso, siamo tutti artefici della nostra piccola parte di impresa e ugualmente ci sentiamo responsabili sia nelle vittorie che nelle sconfitte. Una voce che procede all’unisono da quel primo giorno sotto il sole d’agosto. Nessuno può sapere quale sarà l’epilogo né di questa sfida, né tantomeno dell’intero campionato. Ma tornando a Michelangelo e al mio essere un po’ fatalista, “se la statua è già racchiusa nel marmo ….” abbiamo scelto gli scalpellini migliori per liberarla dal peso del surplus di materia.

Al mio segnale…scatenate l’inferno

gattusoLa vittoria contro la Lazio ai calci di rigore ha provocato una scarica di adrenalina imponente. Non solo in me, ma anche nei tifosi rossoneri che, dopo anni di digiuni forzati, finalmente si trovano a sperare che qualcosa sia davvero cambiato. Ci eravamo fatti la bocca buona, eravamo abituati a mostrare e lucidare le nostre stelline. Poi il baratro, fatto di scelte deplorevoli, di aggiustamenti in corsa che, purtroppo, hanno dato pochi risultati. Il mercato estivo aveva fatto riaprire una speranza nei nostri cuori, nonostante le mille incertezze dovute al cambio di proprietà. Un mercato quasi faraonico, per le cifre messe sul piatto della bilancia, che però non hanno dato risultati immediati. C’è voluto un cambio di panchina in corsa e il ritorno ai valori sani di un uomo che il nostro Milan, quello delle stellette lucide, l’aveva vissuto e per il quale aveva sputato anima e sangue. Il suo arrivo in panchina, passando per la Primavera, è stato quanto di più azzeccato si potesse fare. Ma non con il senno di poi: dal momento in cui ho appreso la notizia, ho ricominciato a respirare. Nuovo ossigeno nei polmoni di una donna che vive di emozione pura. Perché per me il calcio va oltre le mere leggi del mercato, va oltre i risultati eclatanti ottenuti sul campo. Mancava un’anima, al Milan. Rino l’ha portata con sé. Ma, come spesso si sottolinea soprattutto in questi giorni, Rino non ha portato solo una grande carica con sé. Ha portato un’idea di calcio che sta dando dei risultati anche sul campo. Nel post-gara di Tim Cup Gattuso ha voluto sottolineare anche i meriti del suo predecessore. Sintomo della consapevolezza che non si possono far nascere germogli se il terreno non è fertile. Ho apprezzato oltremodo la sua disamina e soprattutto il fatto che abbia voluto sottolineare come, il suo arrivo sulla panchina del nostro Milan, non sia stato solo il frutto di una casualità. Ha un bagaglio di esperienze difficili alle spalle, ma al contempo positive. I suoi detrattori tendono a sminuirne le capacità tecniche facendo riferimento solo ad esperienze poco soddisfacenti. Il suo curriculum non può essere sintetizzato solo nell’aver dato speranza a società e persone in difficoltà, che poi… “solo” è altamente riduttivo. In pochi altri avrebbero fatto ciò che lui ha fatto per i suoi calciatori e per le persone che si sono trovate in situazioni di estrema difficoltà a causa di società gestite in maniera scellerata. Rino è molto di più. E’ molto più che grinta e carica emotiva. La sua preparazione è lampante, partendo dalle piccole cose. Questa squadra ha ritrovato un’anima, ma anche un’identità tecnico-tattica che sembrava persa. Ha ridato vita a giocatori che per molti erano ormai spacciati, ha ritrovato un equilibrio tattico che consente al Milan di poter fronteggiare a testa alta gli avversari. Gattuso ha fatto 13. E non solo in senso figurato. Gattuso ha riaperto uno squarcio luminoso nel cammino di questa squadra. In campionato, in Coppa Italia, in Europa League. Non c’è nulla di scontato, nulla di facile, non è ancora stato ottenuto nulla a livello di obiettivi raggiunti. Lo sappiamo. Però guardiamo al futuro con un’energia nuova, con la consapevolezza che se c’è un obiettivo, verranno usate tutte le forze a disposizione per poterlo raggiungere. Non si sale sugli altari, non ci si gode nemmeno l’ultima vittoria. Il cammino è in salita, ma ora, ne siamo certi, abbiamo le forze per raggiungere la vetta.  Abbiamo una squadra che dimostra partita dopo partita, di volersi gettare un passato infelice alle spalle, che dimostra di voler seguire il suo condottiero in ogni impresa, di volerlo onorare fino a che ci sarà respiro. Perché al suo segnale, il Milan, scatenerà l’inferno.