Perchè per la vittoria… ci vuole Fede!

giulia_fede_borgaroNon è stata una settimana facile. La partita di Borgaro arriva al culmine di un periodo intenso, le sfide si susseguono giorno dopo giorno. E giorno dopo giorno si affronta ogni cosa, facendo ricorso ad ogni energia. Poi capita anche che le riserve finiscano e ci si aggrappa all’ultima goccia di adrenalina per superare l’ultimo ostacolo. Borgaro e Stresa si affrontano alla quinta giornata di questo campionato di serie D. Un cammino da matricola per lo Stresa, costellato di molte buone sensazioni e prestazioni, ma ancora privo di quella vittoria che aiuta a percorrere la settimana. I tre punti sono l’equivalente del sacchettino di monete d’oro nei videogiochi, o della vita in più che ti consente di passare al livello successivo. Un cammino che ha messo di fronte i miei Blues a squadre blasonate che, non  caso ( o forse si? chi può dirlo, il calcio non è una scienza esatta) si trovano ai vertici della classifica. La prima a Sarzana, una sconfitta che non ha distrutto il morale dei nostri nonostante i commenti post-gara parlassero di squadra non di categoria. Poi la prima in casa, con quel pareggio che ha fatto esplodere il Forlano. La prima vera sensazione positiva della stagione: il pubblico di Stresa è con noi e soffre con noi anche sugli spalti. Contro il Chieri, ad Asti, lo Stresa ha giocato a grandi livelli. Solo il gol di Gasparri e l’errore dal dischetto hanno fatto si che l’avversario prevalesse. E si torna a casa, contro la corazzata Savona, con la prima in assoluto con un pubblico ospite. Tensione pre-gara che va oltre la gara. La struttura sarà adeguata ad ospitare i tifosi ospiti? Ce la faremo? E’ stata una settimana difficile per tutti, tanti interrogativi sono stati risolti solo vivendo ogni attimo. Altra prova superata, ma il risultato ha punito oltremodo i nostri ragazzi. Ma lo stadio si è alzato in piedi al cospetto dei propri eroi, in un applauso scrosciante nonostante la sconfitta. Segnali, tutti segnali che ci fanno capire che la direzione è quella giusta. Ed ecco che arriva lo “scontro” odierno. Due squadre che devono ottenere la vittoria. Il pareggio non serve nè al morale nè alla classifica. Lo stadio Walter Righi evoca vecchi ricordi nella mia mente. Mi ricordo anche com’ero vestita nell’anno della finale di Coppa Italia, quella partita vinta con il Verbania, dopo la quale con il mio cappottino nero, nuovo di qualche giorno, mi sono ritrovata sotto la doccia con i gemelli Fernandez a schizzare acqua ovunque. Stesso stadio, stesso spogliatoio e , col senno di poi, stesso risultato. Questa volta ho lasciato a casa la scaramanzia. Caffè pagato, ma soprattutto amuleto in arrivo. Perchè in una settimana come questa, il raggio di luce è arrivato a Borgaro con le sembianze della Fede. La mia amica, collega, Donna con la stessa mia passione. E come ogni volta, viviamo la partita braccio a braccio, anche se le nostre strade si sono allontanate. Lei continua nel mondo del calcio che conta, io continuo in ciò che conta per me. L’obiettivo e lo spirito rimangono i medesimi. Siamo lottatrici, lottiamo ovunque, anche nel fango che questo mondo ci sbatte addosso. E, di solito, vinciamo noi. E oggi ho assaporato con lei accanto la prima vittoria in serie D dei miei Blues. Miei, certo, perchè ognuno di questi ragazzi e la sua storia li vivo sulla pelle, nell’anima, nella mente, nel cuore. Passione pura, adrenalina a fiumi. Gioie e delusioni, ma tutto fa parte del gioco. Questo gioco meraviglioso e maledetto, questo mondo di passione, fatica e sofferenza, che però diventa il più bel mondo possibile. Un gioco. Il più bel gioco al mondo. Una vita, la vita che ho scelto e che sceglierei ancora. Io vivo di queste emozioni, di questa rabbia, di questa tensione. Tra tacchi e tacchetti. Sempre, una donna nel pallone.

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Tra tacchi e tacchetti… pronti alla nuova avventura

tacchi-calcioImpossibile. E’ venerdì sera e forse mi rendo conto solo adesso che si sta davvero per iniziare la nuova stagione. Un avvio tormentato, ritardato dai guai del calcio, dei signori del calcio, che hanno tenuto in scacco tre categorie, tra professionisti e non, in un’estate torrida e asfissiante. Poi la decisione ultima di mantenere lo status quo dei campionati, nonostante la B a 19 squadre sia anti-statuto, nonostante le proteste, i ricorsi, le speranze che si sono rincorse per società amiche che, fino all’ultimo, hanno sperato di potersi riaffacciare alla cadetteria calcistica italiana. Rimane tutto così, come lo era un mese fa, con  tre settimane abbondanti in più di allenamenti nelle gambe, senza un ritmo partita affinato, rifinito solo da sporadiche amichevoli con squadre delle categorie più disparate. Questo blackout ha consentito anche allo Stresa di misurarsi con dei professionisti. Prima il Novara, poi il Gozzano. Due partite volute fortemente per non stoppare il lavoro fatto sul campo di allenamento. Due partite nate anche un po’ per caso, che però hanno consentito ai Blues di misurare le proprie forze ed accorgersi di qualche limite. Beh, non è certo una novità: giocare contro squadre attrezzate per una neofita della serie D mette di certo in mostra pregi e difetti. Così, a testa bassa, siamo tornati a lavorare per colmare lacune, per attrezzare al meglio la squadra, per fare delle modifiche in corsa. Proprio queste a volte sono il tasto dolente. Cambiare a pochi giorni dall’inizio dei giochi può provocare qualche malumore. Ma anche questo è il calcio. Se fatte in buona fede e soprattutto per il bene della squadra, le scelte a ridosso della deadline, seppur antipatiche, vengono accettate con meno ritrosia.

Siamo arrivati anche quest’anno alla vigilia della partenza. Domani la Juniores Nazionale andrà in scena nel nostro storico stadio. Il “Forlano” rinnovato è stato il pensiero prioritario negli ultimi mesi. I regolamenti federali impongono cambiamenti, la categoria necessita di attenzioni particolari. All’inizio sembrava un’impresa titanica. Ma da subito abbiamo avuto al nostro fianco un Comune attento e soprattutto appassionato e affezionato alla nostra “Sportiva”. E poi loro, i nostri Angeli, quelle persone che senza mai abbandonare i timori reverenziali nei confronti di un campionato che sta a ridosso del professionismo, si sono dedicate anima, testa e corpo a far sì che tutto potesse essere pronto per questo weekend.

Ci siamo. Ora tocca davvero solo a noi. Domani la Juniores, domenica la serie D, intrasferta in quello stadio di Sarzana che a vederlo in foto sembra ancor più maestoso se messo a confronto con i nostri campi periferici. Siamo in preda all’emozione, io, poi, lo sapete già, sono in prepartita da una settimana. Non sono certa di essere ancora pronta, so che sicuramente ho dimenticato qualcosa. Sono certa che l’emozione mi coglierà di sorpresa, azzannando le mie energie e mettendo a dura prova la mia resistenza. Eppure eccoci qui, eccomi qui. Sto cercando di mettere in ordine i pensieri, sto cercando di preparare la mia borsa, sto cercando di far cessare quel battito adrenalinico che da settimane mi tiene sveglia anche al notte con i pensieri per ciò che sarà. Un’esperienza nuova, una categoria che conosco troppo poco nello specifico.

Ma qui ripenso al mio lavoro. A quanto ho sgomitato per ottenere quelle competenze sulle quali ora mi faccio forza. E, proprio alla prima trasferta, sarò in terra ligure, dove ora lavora il mio mentore, la mia guida, il mio maestro. Mi basta ripensare alle sue parole, ai suoi insegnamenti, alla sua calma nobile, alla sua diplomazia. Mi ricordo ancora quando dall’alto della tribuna stampa di S.Siro, annuiva quando riuscivo a combinare qualcosa di buono. Credo di dovergli tutto, spero di poter un giorno ricambiare. Spero che un giorno possa essere orgoglioso di me.

#Divertiamoci

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Solo questione di ore. Tra meno di un giorno sarò nuovamente su una tribuna stampa, in uno stadio storico, al seguito dei miei Blues. La stanchezza che ha accompagnato la mia

estate, mi ha fatto perdere il senso del tempo, le emozioni che mi fanno battere il cuore. Tanti problemi da risolvere, poco, pochissimo tempo per riuscire a fare tutto. Ma siccome sono pignola e inarrestabile, eccomi qui. Sfinita, con la testa allo stadio ancora prima di partire. Una prima storica un po’ per tutti, con tanti dubbi, molte incertezze, ma tante e altrettante convinzioni: siamo qui, ce la giochiamo dalla prima all’ultima partita. Non leggete con aria pessimista queste mie parole. Se l’anno scorso abbiamo realizzato

un’impresa miracolosa, ora dobbiamo capire quanto siamo maturati da quella esperienza. E così mi approccio alla prima trasferta. Forse senza io, esser pronta, forse senza aver dato la giusta attenzione a quelle cose che invece mi contraddistinguono. Ma c’erano altre priorità. Quindi sono in posizione di ascolto, per apprendere in un solo respiro ciò che posso.

Work in progress

foto_promodRiflessioni sparse, perché rimetterle nell’ordine è quasi impossibile. Le sensazioni, le cose da fare, le preoccupazioni si accavallano, si sovrappongono, si azzerano e poi tornano.

Promozione in serie D

Ad un mese e mezzo da quella domenica ancora sembra di vivere un sogno. Ricordo ogni singolo attimo di quella gara, ricordo ogni sensazione. Bella e brutta. Ricordo l’espressione dei miei ragazzi al fischio finale, ma anche quella che avevano appena prima che iniziasse la partita. Una sorta di aurea lucente attorno ad ognuno di loro. I miei occhi, almeno, li ricordano così. Una stagione intensa, ricca di eventi, di parole, di immagini da archiviare nelle più belle pagine di un libro che, prima o poi, scriverò. L’epopea di un gruppo di sognatori, di persone perbene, di ragazzi con la testa sulle spalle e con i sani valori del calcio che piace a me. Qualcuno protagonista assoluto nel corso di tutta la stagione, qualcuno comprimario, a dividersi la scena, qualcun altro solo spettatore o poco utilizzato. Non per demeriti, ma per banali, semplici scelte che la domenica impone a chi si trova a lavorare in questo calcio. Un risultato oltremodo grande, oltremodo inatteso, ma assolutamente meritato. Sì, meritato, perché per fortuna ancora in questo mondo, il merito viene premiato. Una promozione nata giorno dopo giorno, dai piedi dei ragazzi, dalle intuizioni di un direttore sportivo, di un allenatore, di una società che han messo il gruppo prima di ogni altra singola scelta. E, credetemi, non è nulla di scontato. L’abbiamo detto, celebrato, ricordato in ogni dove. Abbiamo realizzato un sogno, senza cadere mai nell’incubo.

I preparativi

Ad un mese e mezzo da quella domenica, ma a molti mesi in più dalla prima vera sensazione che…qualcosa stava davvero per accadere, ci troviamo immersi in tutto ciò che comprende prepararsi per una stagione nuova in tutti i sensi. Una categoria che conosciamo solo per sentito dire, perché in oltre un secolo di storia, questo per la nostra società è il punto più alto mai raggiunto. Con la meticolosità del buon padre di famiglia, basandosi su valori importanti e su scelte ponderate, siamo partiti in questa nuova avventura. Ora più che mai è chiaro che ogni singola persona dovrà mettere a servizio di tutti gli altri le proprie conoscenze, le proprie competenze e la propria energia. Sì, energia, perché di questo stiamo parlando. Chi doveva fare i conti li ha fatti, chi doveva muoversi nel terreno paludoso della burocrazia, si è armato di stivali gommati per non affondare e procede dritto verso la meta, chi deve costruire un nuovo gruppo sta imbastendo rapporti, contatti e proposte. Ci siamo. Stiamo lavorando per cercare di vivere quest esperienza nel miglior modo possibile.

#sepuoisognarlopuoifarlo

Ripartiamo da qui, con lo stesso entusiasmo dei creatori di imprese. Ripartiamo dal fatto che le nostre scelte sono state ponderate dall’inizio,che la nostra entusiasmante epopea ha lasciato ormai il posto alla quotidiana realtà. Abbiamo sempre nel cuore la speranza che tutto ciò che abbiamo vissuto possa ripetersi, che intrapreso un cammino, questo non diventi improvvisamente più tortuoso e irto rispetto ai programmi. Ma non ci spaventa nulla. Camminiamo a schiena dritta e testa alta di fronte alle difficoltà, con la consapevolezza che tutto ciò che è in nostro potere, lo abbiamo fatto e lo faremo.

#Divertiamoci

Il nostro nuovo motto. Non possiamo sperare in cosa più bella che in una stagione divertente, motivante, stimolante. Abbiamo tanto da imparare e speriamo di poterlo fare cammin facendo. Senza mai perdere il sorriso o il sonno, senza mai farci trovare completamente impreparati, ma sempre con una via di fuga da qualsiasi difficoltà. Non ci sono persone giuste o sbagliate, ci sono solo persone che lavorano per passione e con passione ad un obiettivo comune.

Nuovi orizzonti

A noi, gruppo consolidato nel corso degli anni, si aggiungeranno persone nuove. Chi lavorerà sul campo, chi nel campo, chi in diversi campi. L’importante è trovare quell’amalgama che ci ha contraddistinti finora. L’importante è remare tutti nella medesima direzione. Qualcuno ha già salutato, lasciando un vuoto. Qualcuno si è già presentato, portando novità e freschezza. Qualcuno, seppur avvicinato, ha scelto altre strade, perché non sempre il nostro sogno coincide con quello degli altri. Lentamente tutto prende forma, lentamente tutto ripartirà nella nostra nuova sfida.

#prenDiqualcosa

Ripartiamo da qui. Anche da qui. Tutto ciò che arriverà, da qui al fischio d’inizio, è per noi una ricchezza inestimabile. Chiunque sceglierà di vestire i nostri colori, sarà parte della nostra famiglia. Ad ognuno di loro sapremo offrire qualcosa di unico, ognuno di loro ci renderà speciali.

Pronti, partenza, via!

 

 

La vittoria di tutti. #carpeDiem #sepuoisognarlopuoifarlo

31530677_10213895384237861_1216242920037976124_nPazzesco!

Inizio così, con questa parola che è stata un po’ il tormentone di questa stagione. Così come quell’urlo “prendi qualcosa” che si è trasformato in #prenDiqualcosa su quelle magliette bianche che hanno fatto da scenario alla nostra festa. Così come la filosofia che ci ha accompagnati durante una stagione intensa, quel #carpeDiem che ci rappresenta, perchè non potevamo fare altrimenti. Non potevamo sollecitare la nostra attenzione verso un futuro ancora da scrivere, ci siamo concentrati sull’oggi, sull’attimo e così, abbiamo scritto una storia che diventerà leggenda.

“Giuly – mi disse Pippo in estate, quell’estate strascico di un anno difficile che ci ha visti salvi solo all’ultimo triplice fischio – quest’anno costruiamo un gruppo di amici. Un gruppo di uomini”. Pippo ha sempre avuto quest’indole, già da giocatore. Il gruppo, i valori sani, il rispetto e la stima. Forse è ancora giocatore nel cuore, ma ha gettato delle basi solide e fortissime per questa nuova avventura da Direttore.  Con lui uno staff che condivide gli stessi ideali. Lontani anni luce dai riflettori facili, fatti solo di numeri: le persone sono la priorità. Inizia così un’avventura che aveva lo scopo di garantire (o provare almeno) una stagione meno tormentata, serena e divertente.

Accidenti Pippo! Hai centrato l’obiettivo! Io non mi sono mai divertita così tanto!

“Si, certo – direte voi – facile dirlo dopo aver vinto”. No. Non è così. Il risultato è la semplice conseguenza di ciò che giorno dopo giorno è nato in quegli spogliatoi madidi di sudore, su quei campi allagati di tensione agonistica, su quel pullman che ci ha portati a spasso nel Piemonte calcistico e che piano piano ci ha visti diventare protagonisti.

Il risultato è frutto di un lavoro corale. Un coro senza voci stonate, un coro ben diretto. Un’emozione che è diventata colonna sonora. Sul lettino del Loris, nei magazzini con Pippo e la domenica al campo dove Lele e Angelo ci hanno sempre fatto trovare le migliori condizioni possibili. Questa è la vittoria di una società, di un Presidente che ha creduto fortemente in ognuno di noi e di voi. Di una dirigenza che elencarla rischio di dimenticare qualcuno. Lo Stresa, lo Stresa ha vinto compatto. Dal primo all’ultimo, in rigoroso ordine alfabetico: ognuno ha messo a disposizione degli altri passione, competenze e tempo. Tanto tempo, rubato alle famiglie, rubato al lavoro, rubato alla quotidianità. Regalato alla quotidianità, anzi. Perchè essere parte di una squadra significa allargare la famiglia, significa condividere ogni attimo e donarsi completamente in un matrimonio senza vincoli.

Giorno dopo giorno, quell’idea si è cristallizzata in ognuno di noi. Giorno dopo giorno anche le critiche e le illazioni ci hanno aiutati a capire che stavamo crescendo. C’è stato un momento in cui, guardandoci in faccia, abbiamo capito che stavamo realizzando un sogno. “Se puoi sognarlo, puoi farlo” è diventato il leit motiv delle ultime settimane. Perchè se nessuno ha messo pressioni, pur senza l’obbligo e l’onere di dover vincere a tutti i costi, la squadra ha preso consapevolezza del proprio essere, ha sradicato ogni paura, ha rialzato la testa dopo le sconfitte andando a puntare l’obiettivo.

La vittoria di tutti. Nessuno escluso. Il sogno di tutti, dal più piccolo dei Blues al più anziano, che ieri ha versato lacrime vere, su quelle tribune. La vittoria delle persone che anche in silenzio, avevano il cuore che urlava di gioia.

Questo è ciò che è successo, questo è ciò che voglio ricordare. Ora inizia un cammino ancora più difficile. Ma le sfide mi sono sempre piaciute. Nulla è impossibile per chi sogna. #sepuoisognarlopuoifarlo.

Se puoi sognarlo…puoi farlo

brugnera_beretta3_str-lgtNon ci sono partite facili. Mai. Nel calcio l’imponderabile è dietro l’angolo. Perché su quel rettangolo verde, talvolta, subentra insidiosa la beffa. Le disattenzioni che talvolta sono facilmente recuperabili, altre volte invece diventano pesanti come macigni. Nessuna partita deve mai essere data per scontata: sarebbe un errore, perché non c’è come sottovalutare i campanelli d’allarme per poi ritrovarsi inermi di fronte alla realtà. Nulla è perduto, i Blues sono ancora lì in vetta. Si è assottigliato solo il vantaggio, ma è successo tante altre volte. Tre partite alla fine e un gruppo che di certo, pagato dazio, è pronto a ripartire. Perché il prossimo che mi dice che questa squadra non vuole arrivare a vestirsi d’alloro, lo inchiodo al muro. Sarà il campo, come sempre, ad emettere il suo verdetto. Solo il campo, non le elucubrazioni di persone che nemmeno sanno cosa voglia dire faticare per settimane, mesi anche, per raggiungere un sogno. Già, il sogno. “Se puoi sognarlo, puoi farlo” diceva quel genio di Walt Disney, che ha realizzato i sogni di bambini e adulti nelle sue storie, coi suoi disegni, nelle trame animate di favole senza tempo. Il nostro sogno è lì, sempre più colorato, sempre meglio delineato. Tocca solo a noi realizzarlo e ne abbiamo le forze. Certo! Le forze, il cuore, la mente e le gambe. Tutto deve andare all’unisono. Abbiamo un compito arduo, quello di azzerare la gara odierna e riprendere il nostro cammino. Se un errore c’è stato, è stato quello di voler essere belli più che concreti. Lo dimostra il conto delle azioni create, lo dimostra la tensione agonistica in campo. Siamo fallibili, siamo uomini. E chi è stato più cinico oggi ha trovato una via preferenziale per esultare. Non cambia l’umiltà messa in campo fino ad oggi: non eravamo fenomeni fino a ieri, non siamo improvvisamente diventati degli incapaci oggi. Insieme siamo sulla stessa barca e con i nostri remi in mano dobbiamo solo muoverci all’unisono, come siamo abituati a fare. E a tutti quelli che fanno congetture, a tutti quelli che credono di avere la verità in tasca, a tutti quelli che vogliono vederci chinare la testa, noi rispondiamo a testa alta che siamo qui e ci saremo ancora. Tre partite. Tre battaglie. Nessuna strategia, solo tanta passione e tanto coraggio, Perché a volte ci vuole coraggio per affrontare la vita, perché non è una partita di pallone andata storta a togliere il fiato, il sacro ossigeno in quei polmoni gonfi pronti a caricare l’ennesimo assalto. Una squadra di uomini veri. Ecco chi siamo. Oggi abbiamo smussato i nostri tacchetti con un pizzico di leziosità di troppo, con qualche leggerezza che abbiamo pagata cara. Ma gettate le scarpe nella borsa e affilate le armi, siamo pronti alla prossima gara. Abbiamo un sogno, un desiderio: farvi tornare a sorridere e sorridere noi stessi. Siamo così, non ci arrendiamo mai. Siamo così, siamo un corpo unico fatto di tante anime. Siamo così. #weareblues

Questo, è essere una squadra. #weareblues

golfrascoia2_str_bavChe altre parole puoi trovare, quando la voce ti si rompe in gola per l’emozione che provocano ancora, nitide, le immagini della partita appena giocata?

Vivo e rivivo ogni attimo. Da  quando Morfeo ha deciso di scioperare e lasciarmi in balia della notte senza nessun mezzo alternativo per raggiungerlo tra le sue braccia. Corse garantite, quando l’adrenalina scorre a fiumi, non ce ne sono. Così ho iniziato, senza concludere la precedente, una nuova giornata. Quindi senza aver dato il tempo al sistema di poter deframmentare i dati, eccomi qui con il caos in testa e nel cuore. Un cuore Blues, come quello che ho ricevuto in regalo. Un pensiero di una delicatezza e di una ricercatezza inusuali.

Ma torniamo a cercar di mettere ordine nei cassetti della memoria recente, prima che si possano perdere le sfumature di ogni singolo attimo. Le ore che mi hanno separato dalla partita del mio Stresa contro il Trino sono state intense e ricche di tensione ed emozioni. Tensione stemperata la sera prima, grazie alla tappa di S.Siro, per il derby. La carica che mi regala quello stadio, l’essere lì, l’esserci, mi consente di affrontare sempre al meglio tutto il resto. E così giovedì mattina è iniziata una giornata densa e ricca di emozioni. La tensione è salita fino a trasformarsi in tachicardia. Nemmeno il varcare l’ingresso del Forlano, che di solito mi placa, è stato sufficiente. Credo di avere dei dirigenti e uno staff composto da santi, perché ieri sono stati messi tutti a dura prova. Ma mi conoscono, sanno che poi passa tutto e…mi sopportano. Mi supportano anche, lo si da per scontato, quando invece di scontato non c’è mai nulla. Insomma….arriva l’ora dell’arrivo delle squadre. Vedere i miei ragazzi entrare, uno dopo l’altro, sentire i primi commenti, accogliere con un abbraccio anche alcuni degli avversari, perché affetto e stima non hanno colori sociali.

Poi le ultime disposizioni, le formazioni da stampare (ho scomodato tutti i santi del calendario quando il mio pc si è letteralmente ingoiato le modifiche), il giornalino da assemblare, le istruzioni per la cassa e….via. Al fischio d’inizio non sono ancora pronta ad affrontare questa gara, la tensione scorre a fiumi, la gente continua ad arrivare. Mi sarò ricordata tutto? Ovviamente no, ma la domanda è retorica e la risposta è scontata. Se non ci si lascia dei margini di miglioramento, si diventa automi. Incrocio sguardi di tecnici, direttori, giornalisti e tifosi. Hanno tutti la curiosità di vedere come andrà a finire.

Perché, in fondo, qualcuno sta vivendo un sogno: noi. Chiamati a difendere un primato guadagnato domenica dopo domenica, con il lavoro capillare di tutti. Nessuno escluso. E arriva la vittoria, alla fine, che mette un mattoncino in più nelle fondamenta di quello che potrebbe essere il nostro sogno. Un sogno e non un obiettivo. Perché il sogno è più grande, più poderoso, convoglia molte più emozioni. Anche perché si parte sempre dal presupposto che potrebbe essere irraggiungibile,perché il sogno non ha percorsi definiti, non ha regole. Ecco. Ora la lucidità torna lentamente ad impossessarsi dei miei pensieri. Ora i piedi toccano terra e sono pronti al prossimo passo.

L’unico elemento certo è racchiuso nell’immagine che ho scelto per accompagnare la lettura di queste poche parole. Un gruppo unito e coeso. Una squadra. Si, signori. Una squadra. Con contorni definiti dall’abbraccio che racchiude ogni singolo componente, con colori cangianti a seconda della luce che la colpisce. Ma capace di brillare anche nella notte.